Fratelli d’Italia risponde a Michelini

“Se devo credere a tutto quello che hanno detto finora… qui il punto vero è mantenere Marini o votare Michelini, riconsegnare a lui la città o scegliere il cambiamento”.
Con queste parole Leonardo Michelini ha commentato la dichiarazione che i Fratelli d’Italia hanno rilasciato nel corso della conferenza stampa convocata per commentare i risultati del primo turno. “Ci riprenderemo i voti prestati a Michelini” è stata la battuta ironica del partito di Giorgia Meloni.
Vorremo chiedere al candidato di Leonardo Michelini l’elenco di tutte le cose che, come lui ha dichiarato, avremmo detto finora e che forse non lo convincono. Intanto in attesa di una sua risposta abbiamo noi diverse cose da chiedergli. Innanzi tutto se sarà presente in consiglio oppure se ha intenzione di collezionare un record di assenze nella sala d’Ercole come il suo predecessore Ugo Sposetti. A noi ci troverà sicuramente, mentre capita spesso che chi perde poi non si fa vedere più con molta frequenza, dimostrando a suo modo quanto tiene alle sorti di questa città. In secondo luogo, volevamo avere chiarimenti in merito all’interesse di Michelini sulla vicenda dell’amianto nella scuola Canevari. Una situazione strumentalizzata al massimo e che ci fa veramente schifo se paragonata a come invece lo stesso Michelini si disinteressò totalmente della vicenda di un paio di anni fa a Tuscania, quando con l’incendio del consorzio agrario ci si trovava di fronte a un gravissimo rischio amianto che fu del tutto sottovalutato. Ci lascia di ghiaccio, inoltre, l’esagerata autocelebrazione che Michelini fa di se stesso definendosi l’emblema del cambiamento. A noi il suo risultato elettorale, infatti, pare tutto tranne la conseguenza del cambiamento. Ricordiamo infatti che nella sua lista civica sono stati inseriti, con una specie di gioco delle tre carte, esponenti di centrodestra e di destra-destra. Con questi personaggi, ci chiediamo, come farebbe qualora diventasse sindaco a governare? Sarebbe infatti problematico riuscire ad accordare tutte le anime della sua maggioranza, tra cui anche Sel, su temi come il lavoro, le aliquote Imu, la sicurezza o la gestione dei flussi migratori. Michelini stesso, del resto, è stato consigliere comunale in piena prima repubblica e ha notori rapporti e ampio sostegno con l’evergreen Nando Gigli e con Giuseppe Fioroni, ex ministro ed ex sindaco di questa città, nella quale non lasciò un gran ricordo di sé come amministratore. Nel 1995 infatti, quando l’onorevole Fioroni si ripresentò da sindaco uscente al giudizio degli elettori, non riuscì nemmeno ad andare al ballottaggio. Oggi il quadro si ripresenta invecchiato di diciotto anni. A Rodolfo Gigli e Giuseppe Fioroni si è andato ad aggiungere Ugo Sposetti, quadro dirigente del vecchio Partito Comunista Italiano, con Michelini a fare da garante ad una sorta di ritorno al passato, spostando le lancette del tempo ai primi anni novanta. Altro che rinnovamento!
Michelini si sente già la fascia da sindaco e continua a sostenere di non voler fare apparentamenti. Ovvio, lui gli apparentamenti li ha già fatti in partenza con Potito Salatto, Nando Gigli, Giuseppe Fioroni e Ugo Sposetti.
Sbaglia a cantare vittoria troppo presto. Gli ricordiamo che nel 2004 il centrosinistra unito intorno alla candidatura di Severo Bruno raccolse il 37,36% dei consensi; nel 2008 Ugo Sposetti prese il 33,27. Lui che oltre all’appoggio delle forze del centrosinistra (Pd e Sel) ha potuto contare anche sui voti dei transfughi del centrodestra improvvisamente convertiti sulla via di Fioroni… pardon di Damasco, ha ottenuto appena il 35,85%. Dimentica con troppa facilità che Viterbo è da sempre una città orgogliosamente di destra e, diversamente da quanto avvenuto al primo turno, da qui al nove giugno, troverà a contrastarlo un blocco di destra che si sta ricompattando proprio con l’obiettivo di non riconsegnare Palazzo dei Priori al centrosinistra di Gigli, Fioroni e Sposetti e di quanti, per puro opportunismo politico, hanno preferito tradire gli ideali ed i valori in cui hanno sempre creduto, trasformandosi nei cavalli di Troia della vecchia politica.

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