FDI-An: interrogazione urgente sulla gestione del servizio idrico integrato

I sottoscritti Consiglieri Comunali iscritti al Gruppo Consiliare FRATELLI D’ITALIA Luigi Maria Buzzi e Gianluca Grancini,

Premesso che

  • Il Servizio Idrico Integrato per il territorio del Comune di Viterbo è affidato al Gestore Unico individuato dall’ATO1 Lazio Nord Viterbo, Talete SpA, società che è stata costituita in adempimento della legge n. 36 del 5 Gennaio 1994 (c.d. Legge Galli);
  • La Talete SpA è una società il cui capitale sociale è interamente posseduto da Enti Locali (Comuni e Provincia di Viterbo), ed opera in forza della Convenzione di Gestione sottoscritta con l’Autorità d’Ambito;
  • Il Comune di Viterbo è il socio maggioritario della Talete in quanto detiene quote sociali nella misura del 20,78%. L’altro socio di maggioranza è la Provincia di Viterbo che ha una partecipazione al capitale sociale del 12,50%;
  • Il nostro Ambito Territoriale è, ed è stato qualificato anche dalla Regione Lazio, quale “ATO DEBOLE” in ragione dello sfavorevole rapporto tra estensione territoriale / densità abitativa. Tale caratteristica rende estremamente difficile la gestione servizio, in particolare per l’impossibilità per il Gestore Unico di effettuare investimenti sul territorio;
  • La Regione Lazio, che all’atto del riconoscimento del nostro ATO quale debole si è impegnata – con specifica delibera di Giunta Regionale – a sostenere economicamente la Talete SpA con un contributo di 3milioni annui, necessari per gli investimenti infrastrutturali, è invece assolutamente latitante (con la Polverini prima e con Zingaretti oggi);
  • Le gravi mancanze della Regione Lazio sono assolutamente evidenti anche oggi sulla grave questione dell’arsenico, per la quale i fantomatici dearsenificatori sarebbero dovuti entrare in funzione già dal 31/12/2012 e invece ancora oggi non sono funzionanti. Non a caso il Giudice di Pace di Viterbo sta condannando la Regione Lazio a risarcire la Talete per le somme di denaro che quest’ultima deve restituire agli utenti per non aver erogato acqua conforme ai parametri di legge;
  • In occasione di una recente visita del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, a Viterbo, abbiamo ascoltato e letto le sue dichiarazioni in merito alla gestione del servizio idrico viterbese.
  • Il Presidente, dopo aver confermato la necessità di importantissimi investimenti idrici sul nostro territorio, invece di assumere la finzione istituzionale di sostegno al territorio che il suo ruolo imporrebbe, ha pensato bene di sponsorizzare la società privata ACEA SpA indicandola quale “colosso” che potrà gestire l’acqua del viterbese;
  • Immediatamente dopo, sulla stampa locale, il Sindaco di Viterbo Leonardo Michelini ha appoggiato la soluzione proposta dal Governatore della Regione;

ritenuto  che

  • Acea è una società privata quotata in borsa tra i cui soci figurano l’imprenditore Caltagirone (16,35%), Roma Capitale (51%), la Banca Centrale della Norvegia (2,02%), il Gruppo Francese Suez Env. Com. (12,483%), oltre che investitori privati che rappresentano il oltre il 17%. Opera, pertanto, secondo logiche di mercato finalizzate ad ottenere profitto dalle attività che svolge;
  • Acea sta attuando una politica di espansione commerciale, che, per quello che interessa a questo Consesso, prevede anche l’acquisizione della Talete SpA; il tutto anche favorita dalla Legge di Stabilità recentemente approvata dal Governo Renzi che prevede importanti incentivi economici per le ipotesi di aggregazioni tra utilities;
  • il nuovo management di Acea pare intenzionato a dire addio ai vecchi appalti di piccola taglia (intorno al milione di euro) per le infrastrutture idriche. Per il servizio idrico integrato di Roma, che include anche la Ciociaria e Rieti si tratterà, per esempio, di un’unica maxi-commessa da 40 milioni che, con ogni probabilità, uscirà dall’orbita delle piccole imprese attualmente fornitrici sugli appalti idrici per entrare nell’area di interesse delle grandi aziende romane del settore. Un regalo, insomma, per i big del settore a discapito dell’artigianato e delle piccole aziende locali;

tenuto conto:

  • della funzione pubblica rappresentata dalla gestione del servizio idrico integrato;
  • del valore dell’acqua come bene pubblico;
  • del referendum sull’acqua nel quale gli italiani hanno manifestato la volontà di abolire la REMUNERAZIONE DEL CAPITALE INVESTITO (che è il naturale obiettivo di una società quotata in borsa come Acea) e la volontà di abrogare la norma che consente di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica. In sostanza gli italiani hanno affermato che non è accettabile applicare la logica del profitto alla gestione del servizio idrico
  • della necessità di salvaguardare i livelli occupazionali esistenti oggi nella Talete SpA, rappresentati da 153 dipendenti;
  • della necessità di salvaguardare l’indotto occupazionale indiretto generato dall’attuale gestione del servizio idrico viterbese, rappresentato da decine di piccole realtà imprenditoriali locali che da anni lavorano sul nostro servizio idrico;
  • della necessità che le Istituzioni locali, in particolare il Comune capoluogo e la Provincia di Viterbo, esercitino una funzione di controllo sulle modalità e qualità di erogazione del servizio idrico e sul contenimento dei costi delle bollette che ricadono sui cittadini/utenti;

 

Tenuto presente tutto quanto sopra esposto si interroga il Sindaco e il Presidente del Consiglio Comunale affinchè convochino un Consiglio Comunale aperto ai sensi dell’art._____ del Regolamento Comunale, invitando anche la Talete SpA e l’Autorità d’Ambito, nel quale discutere ed esaminare le conseguenze della proposta del Presidente della Regione avallata  dal Sindaco di Viterbo, con particolare attenzione alla salvaguarda dei livelli occupazionali, dell’’indotto offerto alla imprenditoria ed alle ditte artigiane locali, nonché alle conseguenze che tale operazione comporterebbe in merito alla tariffa applicata agli utenti.

Viterbo,

 

 

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